profezia che si autoavvera

In sociologia una profezia che si autoadempie, o che si autoavvera (Merton, 1971), o che si autodetermina (Watzlawick et alii, 1971), è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. [highlight style=”yellow” ]Predizione ed evento sono in un rapporto circolare, secondo il quale la predizione genera l’evento e l’evento verifica la predizione. [/highlight]

Ad esempio nel mercato finanziario, se esiste una convinzione diffusa che sia imminente un crollo, gli investitori possono perdere fiducia e mettere in atto una serie di reazioni che possono causare realmente il crollo. In una campagna elettorale, un candidato che dichiari apertamente di non credere nella sua vittoria può indurre apatia o rassegnazione nei suoi potenziali elettori, che si concretizzano in una diminuzione della sua base elettorale.
In psicologia, una profezia che si autoadempie si ha quando un individuo, convinto o timoroso del verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi.
Interessante, vero?

In concreto
Per spiegarlo, uso molto spesso l’esempio della macchina nuova.
Compri la macchina e ti accorgi che ce ne sono tantissime a giro, mentre prima non le avevi notate…
E’ capitato anche a te? Come spieghi il fenomeno?
Abbiamo due possibilità:

1.           Molte persone hanno comprato la medesima vettura proprio nel tuo stesso periodo –possibile, quanto improbabile-

2.          Ci deve essere qualche cosa di diverso per cui ne vedi così tante.

Che forse sei più attento, proprio a quel tipo di autovettura perché l’hai da poco acquistata e quindi la noti, invece prima soprassedevi, senza rendertene conto?
Ecco, pensa se tu fossi a giro ed invece di cercare la macchina nuova, cercassi conferme a convinzioni che da sempre hai e dai per scontate… Confermando quindi alcuni copioni di vita e non vedendo invece situazioni, occasioni o comportamenti che andrebbero in contrasto con quanto credi, da quando hai memoria.
La psiche infatti tende ad una sua congruenza interna come ricerca di equilibrio omeostatico, quindi cerca di confermare quanto creduto, anche e soprattutto rispetto alla propria storia personale. Perché altrimenti: chi saresti?
Non importa che la storia personale sia ego distonica o positiva, ti piaccia o meno. L’importante è che sia nota e supportata da chi ti sta attorno.

Allora, la domanda significativa, non è più: può essere vera?…… quanto: e’ possibile cambiarla in favore di una profezia che mi faccia stare bene?

Io e tutte le persone con cui ho lavorato, che ho incontrato negli ultimi quindici anni, dimostrano che è possibile.
Come?
Contattami e lo scoprirai, da te.

 

 

 

PER APPROFONDIRE:

“Sì, bello se fosse così! La solita storia psicologica….”
E se fosse qualche cosa di più? Varrebbe la pena di conoscerlo?
Non è un semplice aforisma ad effetto, è figlio di un lungo percorso, alcuni l’hanno definita la profezia che si auto avvera e che ha dei risvolti sconcertanti. Scopriamo insieme se è di qualche valore.

E’ un fenomeno che affonda le sue radici nella nostra cultura: dall’antica Grecia con:
Il complesso di Edipo
in cui al giovane padre viene predetto che suo figlio Edipo lo ucciderà e sposerà la madre.
Dopo diversi anni e proprio per il fatto che, prima il padre, abbandonandolo e successivamente Edipo, che cercherà a sua volta di evitare la profezia, abbandona la casa che lui crede familiare, la realizzerà invece inconsapevolmente, uccidendo uno sconosciuto (il padre naturale) e sposandone la vedova (sua madre)

In tempi più recenti e scientifici…

Il teorema di Thomas

La questione è stata sollevata nelle scienze sociali dal sociologo americano Robert K.Merton, che introdusse il concetto nel 1948: «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano,William Thomas, aveva dato di quello che è passato alla storia come Teorema di Thomas, che recita: «Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze».

Un esempio pratico di profezia che si autoadempie citato dallo stesso Merton è il seguente: «Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank e il suo ufficio è quello di presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere di mercoledì; tutte quelle persone che fanno dei depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente. La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti, a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti agli sportelli delle casse non lo sanno; anzi, credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l’hanno solo creduto e che non hanno agito in conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito in conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota a Cartwright Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l’hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita».

In ambito psicologico

Con effetto Hawthorne si indica l’insieme delle variazioni di un fenomeno o di un comportamento che si verificano per effetto della presenza di osservatori, ma che non durano nel tempo.
Un altro caso concreto
Tale fenomeno fu scoperto nel 1927 dai sociologi Elton Mayo e Fritz J. Roethlisberger durante una ricerca su una possibile relazione tra ambiente di lavoro e produttività dei lavoratori. Presso lo stabilimento della General Electric di Hawthorne, Chicago, i due sociologi realizzarono una serie di esperimenti per quantificare la produzione in relazione all’efficienza.
Da questi esperimenti Mayo evinse che la produttività è strettamente legata all’atteggiamento nei confronti del lavoro e che la possibilità di comunicare all’altro i propri sentimenti e la possibilità di essere ascoltati e compresi erano fondamentali ai fini della produttività e della crescita della motivazione nel lavoro[2] . In seguito alla ricerca nella fabbrica Hawthorne della Western Eletric di Chicago. Dopo alcuni anni trascorsi lì dentro, i ricercatori si resero conto che le dattilografe e le operaie della fabbrica producevano di più non per le variazioni apportate alle condizioni di lavoro (illuminazione, durata delle pause e delle giornate lavorative, retribuzione ecc..) ma perché si rendevano conto di essere oggetto di attenzione: a far cambiare i livelli di produttività erano fattori di ordine psicologico e non sociologico! Secondo Roethlisberger e Dickson (i ricercatori), l’interesse scientifico dimostrato dai ricercatori aveva effetti molto positivi sul morale e sul livello di autostima delle lavoratrici partecipanti agli esperimenti: gli osservatori avevano il compito di creare e mantenere un clima amichevole, che le stesse lavoratrici consideravano migliore di quello che instauravano i loro supervisori; le lavoratrici erano compiaciute di essere state scelte fra le altre, oltre ad essere ‘contente di godere di una maggiore libertà, del fatto che venisse chiesto il loro parere, di non doversi limitare a eseguire gli ordini ricevuti, e del fatto che l’osservatore le sorvegliasse molto meno di quanto faceva il loro capo, tanto che avrebbero preferito continuare a lavorare nella condizione sperimentale’. Sembra plausibile però che le lavoratrici producessero di più, indipendentemente dalle condizioni del reparto, per paura che il loro comportamento venisse riportato dagli osservatori al datore di lavoro.

L’effetto aspettativa, noto anche come effetto Rosenthal, è l’effetto di distorsione dei risultati di un esperimento dovuto all’aspettativa che il ricercatore o i soggetti sperimentali hanno in merito ai risultati stessi. È conosciuto soprattutto nel campo della ricerca medica e nelle scienze sociali, ma può verificarsi in tutte le situazioni sperimentali in cui il fattore umano gioca un ruolo determinante.
L’effetto aspettativa è stato descritto dallo psicologo sociale Robert Rosenthal, che ha ampiamente studiato come le convinzioni degli sperimentatori e dei soggetti sperimentali possano influenzare la realtà e dare origine a una “profezia che si autoavvera”. Un fenomeno equivalente, descritto dallo stesso Rosenthal e applicato al campo dell’educazione, è l’effetto Pigmalione.

L’effetto Pigmalione,noto anche come effetto Rosenthal, deriva dagli studi classici sulla “profezia che si autorealizza” il cui assunto di base può essere così sintetizzato: se gli insegnanti credono che un bambino sia meno dotato lo tratteranno, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come l’insegnante lo aveva immaginato.

L’esperimento sociale (ennesimo caso pratico)
L’équipe guidata dal ricercatore americano Robert Rosenthal ideò un esperimento nell’ambito della psicologia sociale, sottoponendo un gruppo di alunni di una scuola elementare californiana ad un test di intelligenza. Successivamente selezionò, in modo casuale e senza rispettare l’esito e la graduatoria del test, un numero ristretto di bambini e informò gli insegnanti che si trattava di alunni molto intelligenti.
Rosenthal, dopo un anno, ripassò nella scuola, e verificò che i suoi selezionati, seppur scelti casualmente, avevano confermato in pieno le sue previsioni migliorando notevolmente il proprio rendimento scolastico fino a divenire i migliori della classe.
Questo effetto, in questo caso benefico, si avverò grazie all’influenza positiva degli insegnanti che riuscirono a stimolare negli alunni segnalati da Rosenthal una viva passione e un forte interesse per gli studi.
“L’effetto Pigmalione” può manifestarsi non solamente nell’ambito scolastico, ma anche in altri contesti, come in quello lavorativo nel rapporto fra capi e dipendenti oppure in quello familiare nelle relazioni fra genitori e figli e in tutti quei contesti dove si sviluppino rapporti sociali. Quindi le aspettative possono condizionare la qualità delle relazioni interpersonali e il rendimento dei soggetti.

Conclusioni

Che dici? Abbiamo del materiale per cui possiamo seriamente prendere in considerazione la possibilità che i comportamenti possano essere predetti anni prima?[highlight style=”yellow” ]Questo è interessante, perché se questa possibilità è reale, comporta che non solo possiamo predirre il nostro comportamento e probabilmente i nostri risultati, quanto teoricamente potremmo anche essere in grado di cambiare la profezia![/highlight]
Intendo che, lavorando sull’idea di fondo che abbiamo su di noi, che è stata acquisita nei primissimi anni di vita in forma spesso arbitraria, possiamo ridefinire la nostra personale idea e quindi quello che ne seguirà.
Affascinante, come riflessione?
Va sperimentata!!

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Bibliografia

Henry A. Landsberger, Hawthorne Revisited, Ithaca, 1958.
Elton Mayo, Hawthorne and the Western Electric Company, The Social Problems of an Industrial Civilisation
 E. Cellini, L’osservazione nelle scienze umane, F.Angeli Ed.
Robert Rosenthal, Experimenter effects in behavioral research, New York, Appleton, 1966.
Rosenthal R & Rabin D B., Interpersonal expectancy effects: the first 345 studies, Behavioral and Brain Sciences, 1978, 1, 377-86.
Robert Rosenthal & Lenore Jacobson, Pygmalion in the classroom, Expanded edition, New York, Irvington, 1992.