Non mi arrendo Sì, lo so, c’è la crisi!

I media non fanno altro che ricordarcelo e una coltre di paura sta coprendo l’orizzonte di molti, soprattutto dei giovani. Tra i 15 e i 24 anni la disoccupazione ha superato il tetto storico del 36%. Il 21.2% di loro ha persino smesso di cercare un lavoro e di studiare (i cosiddetti NEET – Not in Education, Employment or Training) con le stime più alte d’Europa.

Agghiacciante. [highlight style=”yellow” ]

Tuttavia non voglio arrendermi a questo stato di cose, ma cosa posso fare da solo?[/highlight]

Dopo molti anni nei centri di Osho, nell’ultimo periodo, dopo essermi diplomato come counselor ed essere in procinto di dare gli ultimi esami come psicologo sociale e delle organizzazioni, mi sto dedicando a condividere un approccio, un orizzonte, dove la meditazione, lo sviluppo personale e la psicologia si uniscono per dare delle riposte concrete alle sfide che ci troviamo ad affrontare sia personalmente, sia professionalmente.

Un po’ della mia storia

Ma facciamo qualche passo indietro per capire come è nata quest’avventura. Iniziai la mia esperienza di meditatore leggendo un libro di Osho che sconvolse la mia vita: quello che stavo cercando disperatamente senza sapere neppure bene cosa fosse, quest’uomo lo raccontava con una chiarezza, una semplicità che mi fece letteralmente perdere la testa: la sua consapevolezza sembrava acqua che scorre negli anfratti assetati del mio essere. A diciotto anni feci la prima Meditazione Dinamica e dopo un mesetto per riprendermi (!), provai la meditazione Evening Meeting (allora chiamata White Robe) e alcune serate di danza e meditazione: avevo trovato la mia strada! A diciannove anni, alla conclusione del liceo, non avevo idea di cosa fare da grande! Non avevo neppure voglia di spendere il mio tempo, la mia energia e il mio denaro in un percorso universitario che non rispecchiasse me, i miei desideri e le mie passioni. Allora, quando mi fu proposto di provare per un paio di mesi la vita nella piccola comune di Osho dove stavo praticando le meditazioni, mi sembrò una bella possibilità per aiutarmi a uscire da casa e fare un po’ di chiarezza prima di scegliere la facoltà universitaria.

Nella comune

Quella prima esperienza durò sette anni! In quel periodo feci di tutto: iniziai con la manutenzione della struttura e del giardino, poi passai alla cucina che ho proseguito come passione professionale per diversi anni. Seguirono il front e il back office, il marketing e l’organizzazione del programma annuale. Dopo qualche anno mi ritrovai a essere il responsabile della struttura, insieme alla fondatrice, dove mi occupai delle risorse umane in un’ottica concretamente alternativa: spesso mi trovavo a gestire persone con competenze ed esperienze molto maggiori delle mie. Allora abbracciai l’idea di essere semplicemente un facilitatore di processo, in cui le decisioni e le modalità operative venivano di volta in volta scelte seguendo la logica dell’efficacia e non dell’autorità. Inoltre facemmo diventare il lavoro un’occasione non solo di meditazione, (già proposto da Osho stesso con il “work as meditation”), ma anche di incontro sociale e di crescita tra i partecipanti. Tutti i giovedì accadeva “La Giornata degli uomini” in cui intrecciavamo meditazione, lavori pesanti e condivisione, terminando spesso con una pizza fuori dal centro. In questo modo il lavoro divenne una possibilità di crescita interiore ed esteriore, di meditazione e di relazione. Porto ancora nel cuore il ricordo di tutti noi “ragazzacci”. Da quella lontana esperienza si sviluppò anni dopo un approccio che porto nel mio lavoro come formatore, o quando mi occupo di gestione delle risorse in progetti lavorativi, in cui facilito il processo valorizzando le competenze e le intuizioni di ognuno. Alla conclusione di quell’esperienza e dopo mesi in India, vissi per un anno e mezzo a Miasto, la grande comune di Osho in Italia. Tuttavia, dopo diversi anni di meditazione ininterrotta e di comuni sannyasin, sentii che era arrivato il momento “di dire la mia” e percepii il desiderio di portare nel mondo fuori tutto quello che avevo sperimentato dentro di me.

Voglia di esprimermi

Capii, avendo organizzato, tradotto, assistito o frequentato numerosi gruppi di crescita, che potevano essere una via iniziale, ma che l’esperienza della meditazione, doveva essere portata nella quotidianità e che il lavoro, coinvolgendo gran parte della nostra vita, sarebbe potuto diventare l’attualizzazione di un percorso di crescita e meditazione. Decisi a ventinove anni, con paura e con entusiasmo, di iniziare una nuova esperienza e di trovare un modo per esprimere me stesso e tutto quello che avevo appreso. Per dare una forma a tutto quello che sentivo di avere dentro, scelsi una scuola di counseling, la più riconosciuta e la prima in Italia, intenzionalmente lontana dal mondo di Osho, per avere nuovi stimoli e punti di vista. È stato un bellissimo periodo formativo, in cui ho acquisito conoscenze, costruito competenze e approfondito il lavoro personale, osservando i miei limiti e “abbracciando” le mie ferite. Dopo due anni, avendo finalmente trovato la mia strada e volendo essere preparato il più possibile, mi sono iscritto anche alla Facoltà di Psicologia di Firenze, con l’indirizzo di Psicologia Sociale e delle Organizzazioni. Ora, dopo essermi diplomato come counselor e in procinto di dare gli ultimi esami all’università, sto portando la consapevolezza negli ambiti di lavoro, che siano aziende familiari o multinazionali, attraverso percorsi di Mindful Counseling in cui interseco meditazione (mindfulness), psicologia del lavoro, counseling e coaching.